La Creazione... di Armando

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31.03.2009

Ho trascritto da una conferenza la Creazione analizzata da Armando. Non vi nascondo che alcuni passaggi mi hanno fatto proprio ridere, trovo Armando estremamente simpatico ed efficace nelle sue analisi. Ho pensato di riportarla in testo scritto, affinché rileggendo, ci si possa riallacciare al pensiero, scaturito dalla conferenza e magari rimasto in sospeso, relativo alla Creazione. “I teologi, leggendo nella Bibbia la Creazione, hanno riferito che un giorno il Creatore ha fatto una cosa, un altro giorno ne ha fatta un’altra, così a complemento e poi s’è riposato. Stranamente non se capisce come sto creatore se possa esse stancato. E allora nell’ambito di questa realtà noi abbiamo accettato l’idea che la creazione è un atto, un atto del divino che ha donato all’uomo e da come vanno le cose sembrerebbe che sto creatore ha sbagliato tutto, ma, chiudo sta parentesi, vado nel nocciolo di questa affermazione: i Maestri di Luce, ai nostri giorni, poiché le nostre coscienze si sono evolute, hanno specificato che questa interpretazione è fuorviante, non lascia penetrare l’uomo nella conoscenza delle universalità, e dicono che la creazione non è un atto del Divino, ma un processo dove tutto agisce e interagisce in funzione dello stato di coscienza. Volete un esempio? L’uomo tutti i giorni mangia il pane, molte persone ringraziano, quando si siedono a tavola, il Padre perché hanno il cibo da mangiare; ma chi è che si interroga come è possibile che l’uomo mangi il pane tutti i giorni? Allora, volendo codificare l’ovvio, qualcuno dice: «ma che c’è di strano, Armando, forse non ci sei bene coi sentimenti, basta andà dal fornaio e comprà il pane.» Benissimo, allora seguitiamo a codificare l’ovvio: il fornaio compra la farina al mulino, il mulino il grano dal contadino, e il contadino che mette il chicco sotto terra. Ma che cosa succede quando il contadino mette il chicco sotto terra? Quale magia della Creazione, quale realtà, principi vitali, si mettono in moto, affinché questo chicco di grano subisca tutta la grande trasformazione per produrre ancora una spiga di grano, e non un ortaggio, non un’altra cosa? Allora qualcuno potrebbe dire: «ma che hai scoperto, è la natura…» benissimo accetto questa risposta della natura, ma questa natura vuol dire che è intelligente, vuol dire che è mossa e promossa da una realtà, da un qualche cosa che agisce e interagisce in funzione proprio della creazione. E allora l’uomo, nel momento in cui indaga nel senso di questa realtà creativa da un semplice chicco di grano, allora in lui deve sorgere la grande responsabilità di dare il suo contributo alla vita, allora la vita non può fare a meno di nessuno di noi, ma ci chiede di essere presenti come esseri di luce, e non come gente che se piange addosso dalla mattina fino alla sera perché c’ha le tribolazioni. Le tribolazioni sono quelle esperienze, sono la scala che ci accompagna verso nuove realtà, verso nuovi lidi, verso nuove conoscenze. Allora a che serve stare in un angolo a leccarsi le ferite? Cerchiamo di capire come mai un semplice chicco di grano ci suggerisce e ci ricorda sempre che tutto agisce e interagisce in funzione della vita, e allora l’uomo ha un dovere ben preciso: agire e interagire nei confronti della vita. Allora trova la felicità, ma non perché la trova all’esterno, non perché qualcuno gliel’ha data, la trova in se stesso, perché ha capito qual è il senso della vita.” Grazie, Armando.

Susanna